La seconda regola della Pianificazione Finanziaria: il Monitoraggio

Lo scenario macroeconomico del secondo semestre 2024

Meglio l’azionario che prosegue il suo boom

Con un quarto trimestre ancora molto positivo, il 2024 si è concluso con rendimenti eccezionali per le classi di attivo azionarie. I ritorni totali dell’azionario globale hanno superato il 20%, con una performance nettamente migliore per il mercato statunitense ma con rendimenti a doppia cifra anche per l’Europa e per la media dell’area emergente.

L’elevata propensione al rischio degli investitori ha trovato riscontro nel proseguimento dell’espansione globale, nella sorprendente forza dell’economia USA, nel progressivo allentamento monetario consentito dalla graduale disinflazione, e negli ultimi mesi dall’ottimismo sull’impatto macro e microeconomico delle future politiche economiche dell’Amministrazione Trump.

I settori trainanti del rally

Con un trend che ha accelerato nell’ultimo scorcio d’anno, il rialzo azionario è stato trainato dai grandi campioni della tecnologia, e in generale dai comparti ciclici come finanziari e industriali, a fronte di ritorni più contenuti per l’energia e per i settori più difensivi.

Nel mercato statunitense in particolare, oltre metà del rialzo azionario è giunto da un numero ristretto di titoli leader nella tecnologia, spinti dall’ottimismo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale e dagli elevati utili realizzati e attesi: la risultante capitalizzazione del mercato è molto più concentrata che in passato, come già commentato lo scorso Ottobre a proposito delle famose 7 sorelle.

Ma realizzati buoni ritorni anche sui bond

Anche per gli attivi obbligazionari i ritorni totali hanno superato le attese d’inizio 2024, variando da circa 5% per i comparti europei a miglior merito di credito (investment grade) a circa 8% per quelli più speculativi (high yield).

I differenziali di rendimento pagati dalle obbligazioni societarie hanno concluso l’anno a livelli molto ridotti, pari o inferiori alle medie storiche, specchio della solidità dei bilanci del settore corporate e dell’ottimismo degli investitori sulla congiuntura mondiale.

Delusioni sul fronte del governativo

Per il terzo anno consecutivo sono state invece deludenti le performance dell’obbligazionario governativo, con ritorni solo marginalmente positivi nonostante tagli dei tassi ufficiali che sia negli Stati Uniti che in area euro hanno raggiunto l’1% in corso d’anno.

Il corridoio target sul Fed Funds è sceso a 4.50% – 4.75% e il tasso sui depositi europei a 3%, ma la normalizzazione delle curve governative, con il ritorno ad un’inclinazione positiva dopo una protratta inversione, ha penalizzato il segmento a lungo termine.

L’eccezione italiana

Spicca, infine, l’ottima performance dell’Italia, sia per l’azionario che per il bond governativo, nonostante le note fragilità della nostra economia, un risultato che riflette:

  • la ricerca di rendimento degli investitori,
  • la credibilità del piano di graduale rientro di deficit e debito pubblico,
  • l’impatto favorevole del contesto di tassi higher for longer sulla redditività del settore finanziario, ben rappresentato negli indici azionari italiani.

Nel Bollettino Economico d’inizio anno, la stessa Banca Centrale Europea sottolinea l’“effetto fiducia” sui titoli di stato italiani, in controtendenza rispetto a quelli emessi dalla Francia.

Negli USA l’inflazione core variamente misurata è rimasta prossima a 3%

Negli USA l’inflazione core variamente misurata è rimasta prossima a 3% nell’ultimo scorcio d’anno, sostenuta dalla crescita del prezzo dei servizi (4.6% in novembre).

Benché quest’ultima sia distorta al rialzo da alcune categorie poco sensibili agli sviluppi ciclici (costi assicurativi, abitativi e di trasporto), il calo solo inerziale dell’inflazione dei servizi in parte riflette la domanda ancora sostenuta nel settore, confermata dai recenti indicatori anticipatori (indici ISM non manifatturiero e PMI servizi in dicembre) e favorita dalla robusta crescita occupazionale (tasso di disoccupazione in calo a 4.1% in dicembre).

Difficilmente l’inflazione core statunitense scenderà molto sotto 3% nel primo trimestre del 2025.

Situazione nell’area euro

Nell’area dell’euro l’inflazione core ha sorpreso moderatamente al rialzo in dicembre (a 2.8%), ma la debolezza ciclica e le prospettive di graduale decelerazione salariale dovrebbero consentire il rientro al target del 2% nella seconda metà dell’anno.

Le mosse della Fed

Non sorprende dunque il cambiamento di prospettiva della Federal Reserve che, nell’ultima riunione del 2024, ha tagliato di un quarto di punto il corridoio target del tasso sui Fed Funds tra 4.25% e 4.50%, e al tempo stesso ha chiaramente segnalato un ritmo di allentamento monetario molto più graduale e contenuto nel 2025.

La Fed ha prospettato uno scenario macroeconomico costruttivo di proseguimento dell’espansione che ridimensiona drasticamente i rischi recessivi espressi la scorsa estate, specie in riferimento al mercato del lavoro (in dicembre la crescita degli occupati ha sorpreso al rialzo attestandosi a circa 250.000 unità e portando a oltre 5% annualizzato l’aumento trimestrale del reddito da lavoro).

La banca centrale ha rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL in tutto l’orizzonte 2024-2026, prospettando un tasso di attività ancora superiore al potenziale nel quarto trimestre 2024 (a 2.5%) e una modesta decelerazione (a 2.0%) a fine 2026, grazie alla tenuta di consumi e investimenti e ai miglioramenti di offerta.

Nei prossimi tre anni il tasso di disoccupazione salirebbe solo marginalmente. L’inflazione (secondo il deflatore dei consumi ex-alimentare ed energia o core PCE), scenderebbe solo gradualmente dai livelli correnti.

Nel commentare l’alta dispersione delle stime dei membri FOMC (la Tabella presenta i valori mediani), il Presidente Powell ha sottolineato che:

“..alcuni partecipanti hanno indicato l’incertezza di policy come uno dei motivi che aumentano l’incertezza dell’outlook d’inflazione…ed è ragionevole rallentare il passo quando il sentiero è incerto”.

Le nuove proiezioni sui tassi ufficiali hanno dimezzato a 50 p.b i tagli previsti per l’anno in corso, e solo nel 2027 il Fed Funds scenderebbe al livello “neutrale” (stimato a 3%).

In definitiva, si prospetta una pausa nei tagli dei tassi USA che potrebbe protrarsi a tutta la prima metà del 2025, in attesa di chiarezza sulle politiche economiche e di conferme dai dati sul proseguimento della disinflazione.

Tecnologia, la regina di Wall Street

Anche nel 2024, dopo un solido 2023 (+57.84%), il settore tecnologico si è confermato uno dei protagonisti del mercato americano.

Spinto da driver strutturali di lungo termine come l’Intelligenza Artificiale, i Servizi Cloud e le innovazioni nel Software, il comparto ha chiuso l’anno con una performance del 36,61% (TR in USD).

I vincitori e i delusi del rally

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica: il settore presenta un’elevata dispersione dei rendimenti, sia tra i singoli titoli che tra i sotto settori industriali. Solo 25 società su 92 hanno superato la performance dell’indice, mentre 26 titoli hanno registrato ritorni negativi.

Tra i vincitori del rally spiccano nomi molto noti agli investitori come:

  • NVIDIA (+171,2%)
  • BROADCOM (+110,4%)
  • APPLE (+30,7%)

Al contrario, altre aziende ben posizionate sul mercato hanno ottenuto risultati deludenti:

  • INTEL (-59,6%)
  • MONGODB (-43,1%)
  • SNOWFLAKE (-22,4%)

Tra le Big Tech, MICROSOFT non ha brillato come previsto, chiudendo l’anno con una performance di “solo” +12,9%.

I veri beneficiari del “Tech Rally” del 2024 sono state aziende meno note al grande pubblico:

  • APPLOVIN: +712,6%
  • MICROSTRATEGY: +358,5%
  • PALANTIR: +340,5%

Altri top performer:

  • ARISTA NETWORK (+87,7%)
  • GODADDY (+85,9%)
  • MARVELL TECHNOLOGY (+83,8%)

Sotto settori e prospettive per il 2025

Analizzando i sotto settori:

  • Semiconduttori (36% del comparto tecnologico): +84,66%
  • Hardware: +27,37%
  • Software: +16,87%
  • Servizi IT: +11,24%

Guardando al 2025, le prospettive per il settore tecnologico appaiono promettenti. Molte aziende stanno investendo o hanno in programma di investire in tecnologie emergenti, con un focus particolare su AI e Servizi Cloud, nonché i segmenti a più rapida crescita dell’economia digitale.

Attualmente siamo ancora nelle fasi iniziali del ciclo di sviluppo AI, momento in cui si costruiscono le infrastrutture necessarie. Di conseguenza, l’applicazione su larga scala di questa tecnologia deve ancora emergere e mostrare il suo reale potenziale.

Il mercato si aspetta:

  • una crescita della produttività,
  • ritorni interessanti sugli investimenti effettuati,
  • espansione dei margini derivante da maggiore efficienza operativa.

Dopo un periodo dominato dai Semiconduttori, il prossimo ciclo potrebbe favorire il Software. Inoltre, le aziende legate a Software e Servizi IT appaiono meno vulnerabili alla guerra commerciale che il nuovo governo intende portare avanti.

Si prevede che la spesa in conto capitale per l’AI raggiunga i 280 miliardi di dollari nel 2025, con impatti positivi sugli utili aziendali.

Oltre a ciò, il nuovo governo ha promesso politiche pro-business e agevolazioni fiscali. Gli analisti stimano una crescita degli utili del 23% per il settore nel 2025, mentre i ricavi dovrebbero aumentare del 12%.

Queste prospettive riflettono una rinnovata fiducia nella capacità delle aziende tecnologiche di generare profitti significativi, anche in un contesto economico incerto, posizionando il settore in modo favorevole. Le valutazioni attuali sono sostenute da solidi fondamentali, una crescita attesa e un’innovazione costante nei settori dell’AI e dei servizi cloud.

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