L’inverno dei bond

Ricorderemo il 2022 come l’anno peggiore di sempre.

Per l’investitore obbligazionario il 2022 sarà ricordato come il peggiore di sempre. Cerco di spiegare il perché.
La strategia “anti-inflazione” delle banche centrali di tutto il mondo, che vede nel rialzo dei tassi di interesse, l’arma principale da utilizzare, ha penalizzato soprattutto le obbligazioni a lungo termine. Dopo oltre un decennio di tassi in ribasso, la svolta “hawish” (falco) delle politiche monetarie internazionali ha depresso le valutazioni di mercato, con ribassi che si quantificano intorno al 20%. Peggio delle azioni, ahimè!

L’ inflazione a livello internazionale rimane persistente, anche se in alcune aree, come gli Stati Uniti, a fine 2022 sembrerebbe aver raggiunto il picco più alto.
A gennaio 2023, i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati più delle attese pur confermando il rallentamento della corsa. i prezzi sono cresciuti dello 0,5% rispetto a dicembre e del 6,4% annuo (attese a +0,4% e +6,2%). Il dato annuale è il più basso da Ottobre 2021.

Dopo gli ultimi rialzi dei tassi ufficiali da parte della FED e BCE di dicembre 2022, entrambi di 50bp, il mercato si attende che i tassi raggiungano valori più alti (al 5,1% in USA e al 3,2% in area Euro).
Le terribili performance registrate dai bond hanno reso il 2022 anche l’anno peggiore per i portafogli a strategia bilanciata, a causa del venir meno della funzione di diversificazione del rischio, solitamente fornita dalle obbligazioni, grazie alla loro storica correlazione negativa con l’azionario (se l’azionario scende l’obbligazionario sale e viceversa).
La protezione dei portafogli offerta dalle obbligazioni non è mai stata così scarsa come durante il 2022.
Tuttavia, il 2023 potrebbe rappresentare, come concordano molti analisti, come l’anno del riscatto, o come penso io, già una fase in cui l’investimento obbligazionario fornirà prospettive di rendimento che possano contrastare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione.
L’investitore intelligente sa che lo shock derivante da un brusco rialzo dei tassi, ha come conseguenza un calo del valore dei proprio patrimonio gestito, ma che il recupero è possibile, basta rimanere coerenti con l’orizzonte temporale definito in sede di costruzione del portafoglio.
Infatti, chi detiene fondi comuni d’investimento o Gestioni patrimoniali vedrà certamente un forte ribasso del valore della quota, ma sa di essere ora investito in un portafoglio che, nei prossimi anni, incasserà cedole più elevate. E la scelta di un gestore di qualità, sempre e comunque fatta con l’assistenza di un professionista come il Consulente Finanziario, saprà riportare, con un po’ di pazienza, i valori ai livelli delle aspettative dell’investitore.


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Pierlorenzo Bulgarini

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